martedì 17 maggio 2011

Il mio nome è Gustavo (prima parte)

Il mio nome è Gustavo. Ironia della sorte! Se i miei genitori avessero saputo, avrebbero sicuramente scelto un altro nome. Infatti, sin dalla nascita, ho un terribile difetto: non possiedo il senso del gusto. Capirete che è una situazione davvero strana. Prima di accorgersene, i miei genitori ci hanno messo davvero tanto. Finché ero piccolo non potevo parlare o esprimere nulla. Mangiavo sempre di tutto e non mi lamentavo mai. Mia mamma diceva sempre che ero un bravissimo bambino.
Un giorno, però, mi vide in giardino: stavo mangiando dell'erba e del fango. Li masticavo e li ingoiavo tranquillamente, senza sentire nessun sapore, né dolce, né amaro. La mamma quel giorno mi sgridò duramente, intimandomi di non farlo mai più. Io, però, piccolo com'ero, non l'ascoltai e mi trovai altre volte in giardino a mangiare ciò che mi capitava sotto mano. Mia mamma, allora, molto preoccupata di questo mio comportamente, mi portò da un dottore, descrivendogli la situazione. Fui così visitato, e dopo lunghe analisi, ebbero la terribile risposta. Non avevo il gusto!
Ora penserete che dev'essere una sensazione terribile non poter gustare il dolce, il salato o l'amaro. In realtà, per me che non ho mai provato cosa voglia dire gustare qualcosa, non è mai stato un vero problema. Innanzitutto, per fortuna, è un mio difetto che si nasconde facilmente. Infatti nessuno, guardandomi in faccia, può prendermi in giro dicendomi: "Tu non hai il gusto!". Al massimo mi guardavano e mi dicevano che avevo il naso grosso, cosa che mi ha sempre dato molto fastidio.
In ogni caso l'assenza di gusto mi ha sempre permesso di mangiare ogni cosa. Se avevo fame, mangiavo, dolce o salato che fosse. Se non avevo fame, invece, non toccavo cibo. Qualunque cosa fosse commestibile, per me andava bene!
Da piccolo, poi, ho sempre saputo trarre vantaggio da questa mia mancanza. Infatti, senza far sapere a nessuno che mi mancava il gusto, proponevo strane scommesse ai miei compagni. Ad esempio, ricordo una scommessa in particolare. Scommisi con un compagno che avrei mangiato insieme un po' del primo, del secondo e del dolce, in un solo boccone! Ricordo che in mensa, quel giorno, c'era risotto alla milanese, con lo zafferano, hamburger, purè e crostata di prugne. Io, disinvolto, mischiai le tre portate e mangiai tranquillamente, sorridendo alle facce schifate ed esterrefatte dei miei compagni. In particolare ricordo la faccia arrabbiata, delusa e stupita del mio amico che aveva scommesso le sue figurine. Dopo quella vittoria riuscii a completare il mio album dei calciatori!
In casa, però, questo mio difetto si rivelava un vero e proprio peso. Mia mamma e mio papà vivevano in un costante disagio. Ogni volta che mangiavamo insieme dovevano trattenersi da ogni tipo di commento. Il massimo che potevano concedersi erano gli apprezzamenti sul profumo. Per il resto, però, non volevano mai dire nulla che ricordasse la mia mancanza.
Io, però, per infastidirli, mi divertivo a prenderli in giro, facendo battute come: "Mh! Senti che bontà questa pasta! Un sapore davvero sublime!". Mia mamma andava su tutte le furie! Sembrava quasi che fosse lei a non avere il gusto!
Crescendo, poi, ho imparato a trattenermi e a non infastidirla più. Appena possibile, poi, ho cercato una casa in cui stare, così da non vivere più il disagio di questi pasti silenziosi e imbarazzati.
Ricordo che, quando ancora vivevo con i miei, ci fu un periodo in cui ebbi l'idea di fare il cuoco! Ero stato ispirato dalla figura di Beethoven. Se lui era un genio della musica ed era sordo, io sarei stato un genio ai fornelli! In realtà...ero un vero disastro! Non riuscivo mai a dosare le giuste quantità e a creare l'equilibrio tra le pietanze. Fui molto frustrato per questo, ma presto mi passò, insieme all'idea fissa di fare il cuoco.
Finiti i miei studi, trovai un lavoro che non c'entrava nulla con ciò che avevo appreso a scuola. Era un lavoro pratico, presso un supermercato. Non era complicato. Forse un po' faticoso, ma comunque mi dava da vivere. Dopo aver accumulato un po' di soldi, infatti, mi diede la possibilità di affittare un piccolo appartamento, così da vivere da solo.
Finalmente stavo bene! Mangiavo ciò che volevo e non dovevo preparare pranzi per nessuno. Non dovevo niente a nessuno e nessuno mi doveva niente, eccetto i miei genitori, ovviamente. Ogni tanto, infatti, andavo a trovarli, o li invitavo da me (quelle volte ordinavo sempre d'asporto!).
Avevo una vita tranquilla e abbastanza serena. Forse un po' in ombra, però mi piaceva. Tutto mi sembrava procedere alla perfezione, finché non ho incontrato lei.

Continua...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

complimenti per l'idea, mi piace ciò che ho letto, continua cosi, approvo!!

ciao andrea

Pol ha detto...

molto carino, approvo come dice andrea.... la suspance finalemi è piaciuto molto aspetto il continuo

ciao ciao