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giovedì 21 aprile 2011

Li amò sino alla fine

"Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv, 13, 1).
Il Giovedì Santo, di solito, lo si ricorda come il giorno della lavanda dei piedi. Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, in un gesto di umiltà e di grande amore. Poi la reazione di Pietro che, almeno a me, fa sempre un po' sorridere. "'Non mi laverai mai i piedi!'. Gli rispose Gesù: 'Se non ti laverò, non avrai parte con me'. Gli disse Simon Pietro: 'Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo'".
Ma oggi, mi colpisce un'altra cosa. Poche parole, dette dall'evangelista, prima ancora di parlare del gesto di Gesù: "li amò sino alla fine".
Poche parole che rivelano una grandezza infinita, l'amore eterno di Dio. Gesù non abbandona, non si arrende e non trascura nessuno dei suoi amici. Sa che sta per essere tradito da Giuda, che sta per essere catturato e poi messo in croce. Sa tutto questo, ma non si lascia fermare. Fino all'ultimo pensa ancora ai suoi amici, al prossimo, a noi.
Da questo scaturisce la lavanda dei piedi, da questo ci sarà la preghiera nell'orto degli ulivi, da questo le preghiere sulla croce e le ultime parole a Maria e a Giovanni. Da questo, poi, si ha il culmine del mistero della Croce, della Sua morte e risurrezione.
Un amore eterno: ci precede dall'eternità, ci tocca nella nostra breve esistenza e prosegue ancora dopo di noi, "sino alla fine", cioè per sempre. Scrive Kierkegaard: "Ammettiamo che un uomo, umanamente parlando, ami Dio con rettitudine di cuore; ahimè, Dio lo ha amato per primo, Dio lo precede di un'eternità - così indietro resta l'uomo".
Oggi, in modo particolare, penso che ci venga ricordato tutto questo. Oggi, che inizia il triduo pasquale che culminerà tra la notte di sabato e domenica. Oggi, che stiamo per rendere nuovamente vivo e presente quel mistero così grande che è il centro e il culmine della vita del cristiano.


lunedì 17 gennaio 2011

Notte taciturna

Notte taciturna,
perché così immobile?
Spero,
aspetto
e tremo.
Non ti disturbo per timore.
Notte indefinita,
quando sei iniziata?
Ripenso al tempo,
al tuo tempo,
notte senza fine.
Cosa vuoi da me?
Solo una stella chiedo.
Una stella di sonora luce.

domenica 10 ottobre 2010

Cris de haine

"Pour que tout soit consommé, pour que je me sente moins seul, il me restait à souhaiter qu'il y ait beacucoup de spectateurs le jour de mon exécution et qu'ils m'accueillent avec des cris de haine."
Per chi non sapesse il francese, riporto una traduzione: "Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida d'odio."
Questa frase tratta da L'étranger (Lo Straniero) di A. Camus, l'ho sentita e riletta diverse volte mentre lo studiavo in quinta superiore. Più volte mi sono domandato il suo signifivato, e più volte mi sono dato qualche risposta, ma mai credo di aver centrato veramente una spiegazione accettabile.
Il protagonista ha ucciso una persona, in seguito ad una particolare condizione in cui si viene a trovare. Viene arrestato e processato, fino ad essere condannato a morte. La citazione è proprio la conclusione del romanzo, momento in cui il protagonista attende la sua condanna e spera di vedere molta gente che lo accolga con grida di odio.
Perché una persona che ha commesso un omicidio dovrebbe desiderare grida di odio? Perché questo lo farebbe sentire "meno solo"? La cosa mi sembra assolutamente incomprensibile, a primo impatto. In questi giorni, però, mi sono dato una risposta.
Non starò a prendere in considerazione il romanzo e il personaggio del libro. Non mi preoccuperò del motivo per cui ha commesso un omicidio, né del suo sentirsi in colpa o no. Cercherò di allargare lo sguardo per dare una risposta più ampia.
Il protagonista spera di essere odiato. Speranza, a mio avviso, molto facile da soddisfare. E' estremamente facile riversare odio, rabbia e indignazione contro chi ha infranto una legge o contro chi ha ucciso qualcuno. Ci si sente giustificati, rassicurati dal fatto che ci si sta accanendo contro qualcuno che ha commesso qualcosa di orribile.
Facilmente ci si trova a sperare che il colpevole possa anche lui soffrire o, addirittura, morire. Si spera in grandi punizioni, ma non per fargli scontare la colpa, ma perché semplicemente "se lo merita". Ma è davvero giusto tutto questo?
Un assassino commette un atto ignobile, contro la vita e contro l'uomo. Commette un atto d'odio, in grado di portare solo dolore e sofferenza. A questo, il nostro cuore, d'istinto, riesce a rispondere in un solo modo: con altro odio.
Il colpevole viene assunto a capro espiatorio, a simbolo del dolore e della sofferenza, e viene bersagliato senza alcuna pietà. L'odio presente nel cuore di ognuno sgorga, pronto a riversarsi su questa persona, questo singolo, il quale, almeno una volta, avrà sicuramente fatto anche del bene. Singolo che è stato bambino, ha giocato, ha amato e sperato.
Siamo davvero giustificati a poter rispondere all'odio con altro odio? Non diamo forse inizio ad un circolo vizioso, in cui non facciamo altro che sprofondare in una spirale sempre più nera e oscura, senza speranza e via d'uscita?
Il protagonista de L'étranger spera nelle grida di odio. Credo di intuire il perché. Ciò che ha fatto è stato un gesto d'odio e di conseguenza si trova già invischiato in questa terribile spirale. E se è vero che noi cerchiamo sempre ciò che ci assomiglia, allora anche lui cerca proprio l'odio. Odio che lo giustifica, perché consolida la sua colpa.
C'è solo un modo per spezzare questa spirale, questo circolo. Molti, a questo punto, intuiranno già la risposta, e magari penseranno che è una sciocchezza o una banalità o addirittura che non si possa mettere in pratica. Io non credo proprio.
Solo l'amore può spezzare tutto questo. Solo l'amore si oppone all'odio. E' con l'amore che si corregge, che si suscita vergogna nell'altro per ciò che ha fatto. E' con l'amore che si perdona e si cerca pentimento. E' solo con l'amore che si risale la spirale.
Se il condannato venisse accolto, invece che dalle grida d'odio, da gesti d'amore, allora a quel punto, la persona sarebbe davvero sola: sola in una folla. Nessuno sarebbe più simile a lui, e la vergogna, la colpa, la speranza e il desiderio di ricominciare potrebbero davvero nascere.
Come esprimere questo amore? Partendo da un sentimento sincero, espresso dal profondo del cuore, senza indicare, ma compatendo (patendo con), senza giudicare o giustificare, ma correggendo e senza disprezzare, ma capendo.


mercoledì 6 ottobre 2010

Estate, sinonimo di...?

E' dal mio viaggio ad Assisi che non aggiorno questo blog. Ormai si potrebbe pensare che sia lasciato alla deriva, che non mi interessi più a scrivere nuovi post, oppure si potrebbe immaginare che non mi succede più nulla di interessante da documentare. Beh, direi che nessuna di queste possibilità è vera, altrimenti non sarei qui a scrivere.
Siccome sono mesi che non scrivo, stasera ho deciso di prendere la pagina bianca del nuovo post, e mi sono detto che in qualche modo avrei pur dovuto riempirla. Potrei cercare di raccontare qualcosa, magari le vacanze fatte dopo Assisi, oppure altri eventi a cui ho partecipato. Potrei, ma non voglio.
Questa estate è stata qualcosa di davvero particolare. Non ho viaggiato in posti strani e non ho incontrato persone lontane, ma ho vissuto, il più serenamente possibile, lunghi mesi di vacanza, in cui mi sono reso conto di una cosa. L'estate è la stagione dei progetti.
Durante l'anno, tra una cosa e un'altra, i progetti, i desideri e le voglie crescono, si sommano e si accavallano fino ad elimarsi a vicenda. Difficilmente, in mezzo ai frenetici ritmi quotidiani, riusciremo a dedicare buona parte del nostro tempo, delle nostre forze ed energie a qualcosa che vogliamo veramente fare.
L'estate, invece, si apre con tutta la sua bellezza, la sua luce, la sua intensità e le sue possibilità. E' la stagione in cui tutto è in mano nostra: niente e nessuno può organizzare e assorbire tutto il nostro tempo, che, finalmente, è davvero tempo da vivere, e non più, semplicemente, da far trascorrere.
Estate non deve ridursi a sinonimo di semplice riposo. Che senso avrebbe trascorrere un'intera stagione a riposare, senza sfruttare, almeno in minima parte, il tempo a disposizione per realizzare un proprio sogno o desiderio? Chi non ha mai sperimentato l'amara sensazione di arrivare a fine estate e rendersi conto di aver perso tempo, di non aver realizzato alcun progetto e (e questa è la cosa peggiore!) di pentirsi di come si è speso il proprio tempo?
Estate è sinonimo di progetto e possibilità. Ora siamo già in autunno, e anche se cadono le foglie, non è il caso di cadere anche noi con loro. Anzi, possiamo ricominciare, riposati (si spera), proprio da terra, come le foglie, per ripetere anche noi il nostro ciclo, fino a rifiorire in primavera, ed infine dare frutto in estate, proprio quando possiamo gustarceli nel migliore dei modi.
Lancio, quindi, una esortazione a chi legge questo post un po' improvvisato: pentiti o no della vostra estate, non disperate, ma continuate a fare progetti, a pensare e a desiderare, perché se estate è sinonimo di progetto e possibilità, forse, a volte, possiamo immaginare che valga anche il contrario!

lunedì 5 luglio 2010

Roma

"Che ne dite di andare a Roma?" Chi non risponderebbe con entusiasmo a questa proposta? Beh...strano a dirsi, ma inizialmente, io non ho avuto l'entusiasmo che mi sarei aspettato. Purtroppo il periodo della partenza ha coinciso con un momento davvero faticoso. E la fine degli esami, la stanchezza dopo la fine dell'università, la voglia di rilassarsi, di stare un po' per conto mio a riposarmi, idee da realizzare...e molto altro!
Ero, infatti, un po' inquieto prima della partenza. Temevo di rovinarmi da solo il viaggio, di partire prevenuto e di vedere ogni cosa negativamente. Con questi pensieri è arrivato il giorno della partenza.
L'emozione di partire si sentiva! I sorrisi sui volti dei ragazzi erano davvero raggianti (magari un po' nascosti dal sonno...). Già dal parcheggio della parrocchia l'aria che ho respirato è stata un'aria davvero buona. Mi sono reso conto per la prima volta che stavo per partire per Roma, e che per la prima volta stavo per visitarla a dovere, come mai avevo avuto occasione di fare!
Così partiamo: treno ad alta velocità e in meno di 3 ore arriviamo alla capitale.
Appena fuori dalla stazione già ci si accorge di essere a Roma. La città accoglie davvero con un'atmosfera particolare. Insomma...chi potrebbe rimanere indifferente di fronte a questo?


Il Colosseo...è stato uno dei primi luoghi visitati. Mi ha davvero colpito pensare che sia stato un luogo di martirio per molti cristiani. L'idea di attendere la propria morte. Sapere che si sarebbe morti, sacrificandosi per la propria fede...che grandezza!
Abbiamo visitato numerosi luoghi. Ovviamente non poteva mancare S. Pietro e la sua piazza!


Abbiamo anche visitato la tomba di Giovanni Paolo II: un momento davvero intenso, di commozione profonda.
In ogni caso, potrei perdermi a raccontare tutto quello che abbiamo visto, fatto, detto o vissuto, ma non lo farò. C'è solo una cosa su cui voglio porre l'attenzione, la parte del viaggio che più mi è rimasta nel cuore: il pellegrinaggio.
Oltre al divertimento e ai bei momenti passati insieme, ho potuto vivere un mio pellegrinaggio, il mio cammino. Tra le 15 persone che eravamo nessuno di noi ha notato le stesse cose o è stato colpito dagli stessi particolari. Chiaramente è inevitabile, però, proprio perché è così, penso sia bello condividere certi pensieri.
Io, in particolare voglio condividere una poesia, scritta sulla strada per raggiungere la chiesa delle Tre Fontane, luogo del martirio di S. Paolo. La strada, per chi non l'avesse mai percorsa, è abbastanza lunga per dare il tempo di perdersi nei propri pensieri, soprattutto se si sta andando a morire.

Martirio di S. Paolo

Chi sa se era caldo,
o se tirava il vento;
se gli uccelli cantavano il loro conforto.
I tuoi passi alzavano la polvere?
Cadevano foglie sul tuo cammino?

Il Signore camminava con te.
Ti ha sedotto
e mai abbandonato.
Ti ha preso
e mai lasciato.
Ti ha amato dall'eternità.

Avevi timore?
Io tremo,
ripercorrendo
i tuoi passi.

lunedì 15 febbraio 2010

Oceano Pacifico

Di fronte alla tua potenza,
di fronte alla tua danza,
osservo,
inerme,
immobile,
accecato dal ritmo.
L'energia si trasmette:
fomenta,
fortifica
e frena.
Vorrei urlare,
travolgere
e scaraventarmi
sul mondo;
vorrei essere immenso;
vorrei eguagliarti.

Perché nessuno si ferma
a guardare?
a pensare?
ad amare?

Cosa sono
davanti a te?
davanti ai tuoi colpi?

Un'onda arriva:
si sveglia,
alza lo sguardo
e poi muore,
in schizzi di vita.
Un uccello
si appoggia a te,
sulla tua dolce schiena,
così immensa,
sublime
e terribile.
E la furia
si calma e placa,
con te,
Pacifico,
danzatore
di furia cieca,
libera
e affascinante.

Mi sono fermato.
Ho guardato.
Ho pensato.
Ho amato?

Sono poco più
di un granello di sabbia,
ma ti canto.

sabato 6 febbraio 2010

Cielo stellato

Universo infinito di stelle,
di bianco splendente,
l'oscura notte è gentile:
potrebbe ammirare lei sola
i tuoi occhi brillanti.
Con sacrificio si apre per noi,
piccoli e lontani ammiratori.

Manto di luci irraggiungibili,
abbraccio divino e perfetto!

Bellezza maestosa e potente:
catturi il nostro sguardo da millenni,
e sempre ci lasci come bambini,
scendendo soave.
E con baci lucenti
suggelli promesse
con sogni e speranze.

Calda coperta del mondo,
dono di inesauribile luce!

domenica 31 gennaio 2010

The Dawn

La tua bellezza
è in divenire:
dal limpido cielo,
che porti in te,
prepari un divino spettacolo!
Coi colori, dai vita
a tale meraviglia!
Il tuo cielo si tinge:
un rosso vita
ti anima.
Sembri finire,
e tutto vuole addormentarsi
con te,
ma è adesso che tu
culmini qui,
davanti ai miei
occhi incapaci.
E' adesso che urli con forza:
"Vivo!"
E se anche, fra poco,
sparirai in silenzio,
la tua bellezza
è ormai eterna,
e sempre ritorni
per questi poveri occhi.

*Il titolo è volutamente in inglese, siccome in questa lingua, il termine non ha genere, né maschile, né femminile.

lunedì 10 agosto 2009

Risveglio


Il sole nascente
irradia luce
non ancora incandescente.

Carezze, non onde,
scivolano soavi,
avvolgendo i piedi.
Un fresco vento soffia,
stuzzica il viso,
destando il sorriso.
La vita s'accende:
piano o di corsa,
l'attività riprende.


Dagli scogli, i gabbiani
dirigono l'orchestra.
E io, che respiro l'infinito,
vorrei toccare il cielo con un dito.

giovedì 9 luglio 2009

Davide: secondo il cuore di Dio

Eccomi qui a parlare di Estate Ragazzi (E.R.)!

E' da un po' che avevo intenzione di fare questo post. Purtroppo non essendo ancora in vacanza, non sempre è facile trovare un momento libero!
Quest'anno, per la prima volta, abbiamo deciso di estendere il periodo dell'attività da due a tre settimane! All'inizio sembrava una vera e propria pazzia, ma si è rivelata una scelta veramente azzeccata che ha lasciato una bellissima esperienza!

Per me era il quarto anno di E.R. (anche se l'anno scorso non ho praticamente partecipato, avendo avuto la maturità). Questo è stato un anno davvero particolare. Ci sono stati nuovi animatori che si sono aggiunti, rivelandosi ottime persone. Amichevoli, pronte a mettersi in gioco, disponibili ed entusiaste!

Il gruppo animatori è stato molto unito, dando origini a diversi tormentoni...come ogni anno d'altronde! Quello più gettonato, quest'anno, è stato lo spirito Liverpool!

Come la squadra non si arrende e continua a giocare, nonostante l'apparente inferiorità, così abbiamo cercato di fare anche noi in Seminario, nel gioco con le altre parrocchie! Da qui, lo spirito Liverpool e il suo inno (molto bello, ne consiglio l'ascolto!), ci hanno sempre accompagnato. Il Liverpool si unito al tormentone Pol e alla Camst, che quest'anno abbiamo deciso di prendere, viste le tre settimane. E' nato così: LiverpoolPolCamst! Un motto e un gioco vero e proprio, una variante della morra cinese!

L'E.R. è fatta di giochi, inno, preghiera, momenti liberi, gare, tornei, laboratori, scenette e gite! Divertimento è la base per l'attività.




Non bisogna mai dimenticare, però, che si è un gruppo, riunito in un preciso ambiente, cioè una parrocchia. Dio diventa quindi il vero nucleo dell'attività. L'annuncio ai ragazzi, l'annuncio anche tra noi animatori. E' un'esperienza di ricerca e formazione. E.R. non è un centro in cui mettere i ragazzi, perché non si sa dove lasciarli. E.R. è fatto per rimanere nel cuore, per lasciare un segno, perché si torni a casa un po' diversi. Con un'amicizia in più, avendo imparato qualcosa, magari anche con un po' di nostalgia per l'attività.

Il tema di quest'anno, in apparenza difficile e forse poco interessante a primo impatto, ha comunque dato origine, almeno per me, a spunti interessanti. Secondo il cuore di Dio. E' bello tendere a questo modo di vedere, non superficiale. E' anche difficile, però è ciò che viene chiesto all'animatore nello stare con i ragazzi e con gli altri animatori.

Questa E.R. mi ha lasciato davvero tanto. La ricorderò sempre con gioia. Ricorderò la mancata vittoria dei gialli (sarà per un altro anno!), la vittoria dei blu che non avveniva da 10 anni, ormai, le belle gite, i giochi, i mitici scherzi, le partite a biliardino e tanto altro...ma soprattutto le amicizie che si sono rafforzate! Non mi resta che concludere con queste parole e una poesia...grazie di cuore a tutti!!!

Grazie

Grazie,
una parola,
un mondo.
Grazie,
un suono
profondo.
Spesso la
diciamo,
spesso la
usiamo.
Spesso ci
pensiamo,
spesso la
ascoltiamo.
Raramente la
accogliamo,
raramente non
ricambiamo.
Ci imbarazza,
ci mette a
disagio
se ha suono
sincero.
Se viene dal
cuore,
è parte di noi,
se viene dal
cervello,
è banale
ed estranea.
Ma quando
l'accettiamo,
lascia il
segno:
né ferita,
né cicatrice,
ma carezza
per lo spirito.
Grazie,
sei lettere,
due sillabe,
per un'immensa
gratitudine:
Grazie.

mercoledì 29 aprile 2009

Notte di stelle

Notte di stelle
lampeggianti e supreme,
vegliano su noi,
che giochiamo tra sussurri marini,
mentre l'irrazionale insinua,
nel cuore incerto
del ragazzo sicuro,
baratri infiniti.


lunedì 27 aprile 2009

Spettacolo in casa di riposo

Domenica 26 aprile: una di quelle giornate in cui arrivi a sera e hai l'impressione di aver vissuto tre giornate in una! Al mattino, malato, sono stato in casa. Al pomeriggio sono andato in casa di riposo per rappresentare il Mago di Oz 2 agli anziani. Alla sera, in casa a riposarmi guardando un film, pensando che la giornata è stata davvero intensa!
Ma concentriamoci sul pomeriggio. Con la pioggia (e io con la febbre...) abbiamo caricato i materiali di scena e siamo andati nella casa di riposo S. Petronio élite.
Gli anziani, al solo vederci, erano entusiasti! "Siete bravissimi!", ci dicevano!
Dopo un momento di preparazione, abbiamo tutti indossato il costume e siamo andati in scena. Si prospettava dura. Io, se devo essere sincero, ero un po' preoccupato. Già non stavo bene e tra il caldo della febbre e il caldo della casa di riposo, mi sentivo abbastanza male. Poi ero preoccupato un po' per la riuscita dello spettacolo. Immaginavo che gli anziani avrebbero sicuramente commentato ad alta voce e un po' temevo fosse troppo lungo per loro. Ho cercato, però, di non pensarci troppo e di concentrarmi sulla parte.

Beh...abbiamo iniziato, e la prima parte dello spettacolo si è rivelata forse un po' noiosa e confusa. Effettivamente non avendo visto il primo Mago di Oz, gli anziani forse non hanno capito proprio tutto. Comunque abbiamo proseguito. Ero sicuro che appena fosse cominciata un po' di azione tutti si sarebbero divertiti di più!

Arrivati alla scena del tè il ritmo comincia a salire! A questo punto, però, i commenti si erano già fatti sentire. Non so cosa ne abbiamo pensato gli altri, però io personalmente ho trovato strano aver a che fare con questa situazione. Forse data l'esperienza, penso di non aver avuto problemi a non dar troppo peso ai commenti, anzi a prenderli anche un po' sul ridere. In ogni caso ho cercato di non lasciarmi coinvolgere, così da non compromettere anche la mia interpretazione. Da questo punto di vista mi è sembrato che non tutti siano stati in grado, infatti ci sono stati un po' di problemi...

Sarà stata la poca voglia, saranno state le poche prove, sarà stato il fatto che era la terza volta che mettevamo in scena questo spettacolo, però, ho sentito un po' un calo. Le risate finali, non ricordarsi tutte le battute...Difetti non gravi visto che lo spettacolo è stato comunque un successo! Gli anziani hanno passato una domenica pomeriggio nuova, diversa, con un po' di movimento insieme a noi giovani! Forse non avranno capito tutto, ma hanno riso e hanno passato del tempo in compagnia!

Io, però, non riesco a fare a meno di pensare che lo spettacolo non è molto riuscito. Forse sono io che mi preoccupo troppo, o forse sono io che sono troppo esigente, non lo so. Però, una cosa la so. Sento di aver imparato molto da questa esperienza. Sento che se ripeteremo questa esperienza (e sono molto fiducioso in questo), sicuramente faremo molto meglio!

sabato 11 aprile 2009

Buona Pasqua!

Ormai è Pasqua! Il momento tanto atteso, dopo il lungo periodo della Quaresima è vicinissimo. Ieri, venerdì santo, è stato un giorno davvero particolare. Un giorno in cui, a mio modo, ho vissuto anche io un mio Calvario. Non come altre persone, penso alle vittime del terremoto in Abruzzo, ma sicuramente ho faticato per raggiungere un punto d'arrivo. Mi spiego. Il don mi aveva chiesto di preparare una sacra rappresentazione con i ragazzi del gruppo medie e superiori. Non credevo che ce l'avremmo fatta così bene, ma fortunatamente mi sbagliavo.
La rappresentazione si svolgeva così: durante la lettura di un testo, le scene della passione di Gesù venivano rappresentate dagli attori dietro un telo bianco, proiettandone le ombre grazie a un faretto.
Le prove sono state poche. Ne avremo fatte 5, di cui 4 ieri pomeriggio! L'abbiamo rappresentata con il timore che ci si sbagliasse, ma per fortuna non ci sono stati errori particolari. Le persone in chiesa sono state molto colpite e contente. Anche il don si è molto complimentato.
Io vi racconto questo principalmente per due motivi. Il primo vorrei ringraziare alcune persone, siccome non l'ho potuto fare bene ieri. Grazie a Seba, per i suggerimenti, l'aiuto e l'arpeggio, a Marco per l'arpeggio improvvisato all'ultimo momento (scusate se non siete riusciti a guardarvela, siccome avete suonato), a Giuly, Uli, Lisa, Ita, Mattia, Matteo, Pol e Steve per la pazienza, la concentrazione e la disponibilità, a Tommy per il faretto!
Secondo motivo per cui ho scritto questo post, è perché ci tenevo a riportare il mio testo, che, secondo me, letto in silenzio e personalmente può dare di più di quanto non dia in una lettura ad alta voce. Spero sia così.
Ultima cosa, prima di lasciarvi al testo: il crocifisso che vedete è stato fatto da Seba. Per informazioni vi indico il suo blog in cui parla del suo lavoro sulle icone: Eikonographia.


1.

In questo giorno santo, o Gesù,
ci riuniamo per celebrare la tua Passione.
Ci hai lasciato Te stesso nell'ultima Cena,
l'Eucaristia hai istituito. Hai preso il pane,
pronunziasti la benedizione e lo spezzasti, per saziar la nostra fame.
Poi l'hai spartito, dicendo: "Prendete e mangiate;
questo è il mio corpo". Così ci nutri.
Allo stesso modo, hai preso il calice, hai reso grazie,
e ce l'hai donato dicendoci: "Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue dell'alleanza,
versato per voi, versato per molti, versato per tutti,
in remissione dei peccati". Così ci disseti.
All'istituzione di questo Mistero, però,
hai annunziato che ti avrebbero tradito.
Qual terrore provarono gli apostoli, nel pensar:
"Sono forse io?", tranne uno, che in cuor suo, sapeva.

2.

Ti dirigesti verso il monte degli ulivi,
e, lungo la strada, hai messo in guardia i tuoi discepoli,
dicendo loro: "Stanotte vi scandalizzerete a causa mia.
Sta scritto, infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore.
Ma" aggiungesti rassicurante, "dopo la risurrezione,
vi precederò in Galilea". Queste parole scossero i discepoli.
Pietro per primo reagì: "Mai mi scandalizzerò,
anche se tutti lo facessero". E tu,
a queste parole incoraggianti, rivelasti a Pietro
cosa lo aspettava, sicuro che poi egli si sarebbe pentito.
"In verità ti dico, Pietro, questa notte,
prima che il gallo canti, tre volte mi rinnegherai".
E il discepolo, mostrandosi forte rispose così:
"Anche se la morte mi dovesse attendere insieme a te,
io non ti rinnegherò".
E così al Getsemani giungeste.

3.

Qui vegliasti con i tuoi discepoli, perché
nell'animo, profonda fino alla morte, la tristezza era in Te.
Cercasti conforto nei tuoi discepoli, nella loro compagnia,
e nel pregare: "Passi, Padre mio,
questo doloroso calice da me, se è possibile.
Però" - e qui si rivela la tua grandezza
e il tuo immenso Amore - "non come voglio io,
ma come Tu vuoi, Padre mio". Tornasti dai discepoli.
Li trovasti addormentati, e questo, forse, ti rattristò.
"Vegliate e pregate, perché lo spirito è pronto,
ma la carne è debole". Così li esortasti, e tornasti a pregare.
"Padre mio" chiamasti, "se questo calice non si può allontanare,
allora sia fatta la tua volontà". E fin da qui,
la tua croce ti caricasti. Tornasti, poi, nuovamente dai discepoli,
che sempre dormivano. Così tornasti e per la terza volta pregasti.
Infine, sino al momento del tuo arresto, riposar li lasciasti.

4.

Ed eccolo arrivar, seguito da folla con bastoni e spade.
Ecco uno dei dodici, Giuda l'Iscariota, avanzare.
Chissà se gli sguardi mai s'incrociarono in quelle strade.
"Salve, Rabbì", ti disse il discepolo nell'arrivare.
Un bacio ti diede: ecco il segnale del tradimento.
Un gesto soave, oggi d'amore, si tramutò, allora, in uno d'orrore!
E senza aspettare, la folla ti fu addosso in un momento.
Un discepolo, allora, pose mano alla spada e un uomo ferì.
Tu lo fermasti e gli ricordasti, delle Scritture l'adempimento.
Senza reagire ti cattuararono e nel sinedrio ti portarono,
dal sommo sacerdote Caifa, ti presentarono.
Testimonianze si susseguirono, ma solo il silenzio provocarono.
Caifa, ormai stanco, disse: "Ti scongiuro, per il Dio vivente,
perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".
"Tu l'hai detto" gli hai risposto, ma egli non comprese.
"Ha bestemmiato!" Gridò, lacerandosi le vesti.
"Reo di morte!" Gli rispose la folla consenziente,
deridendoti in ogni frangente.

5.

Intanto da lontano, Pietro aspettava,
fino a che un uomo disse, mentre lo indicava:
"Anche tu eri con Gesù il Galileo, anche tu!"
E la paura che lo prese, gli fece negare.
Allontanandosi timoroso, una serva lo incontrò,
e guardandolo in volto a tutti gridò:
"Costui era con Gesù, il Nazareno".
Ancora una volta la paura l'abbracciò.
E mentre sedeva tra i presenti, la folla s'avvicinò,
e gli dissero: "Tu sei uno di quelli".
Per la terza volta il coraggio non bastò,
per riuscire a non dire la parola no.
E tra lacrime amare, il gallo cantò.

6.

Venuto il mattino, ti condussero davanti a Pilato.
La folla premeva, perché il giudizio fosse emanato.
Il governatore incerto pensava,
e con cautela ti domandava:
"Sei tu il re dei Giudei?"
"Tu lo dici", la risposta arrivava.
Pilato, confuso e insicuro, chiese alla folla chi liberare.
A Pasqua un criminale si soleva rilasciare.
"Gesù o Barabba?", cominciò a domandare,
e un unico coro, si sentì levare:
"Barabba, Barabba!"
Pilato, indeciso, prese dell'acqua, e le sue mani si lavò.
"Non sono responsabile di questo sangue" affermò,
"vedetevela voi" sentenziò.
E così la folla ti giudicò,
e in croce ti mandò.

7.

Così, stanco e torturato, della croce ti caricarono.
La strada era lunga e in salita, ma mai ti sei arreso.
Il tuo Amore senza misura: odiato, incompreso e calpestato.
Non stupisce se tre volte sei caduto:
ci meravigli la forza immensa che ti ha sostenuto,
che hai resistiro all'urto incessante e implacabile
della nostra malvagità.
Qualcuno, però, soffriva con te,
e sentiva quasi strapparsi la vita da sé.
Maria, madre amorevole,
mistero di gioia e dolore.
Un rapido sguardo è ciò che è concesso,
ma ciò che vi passa si chiama Eterno.
Quando le forze, ormai ti abbandonano,
ed anche i soldati se ne avvedono,
un tale che passa costringono:
Simone di Cirene, uno straniero, uno sconosciuto:
egli ti aiuta, costretto, obbligato,
ma sicuramente compassionevole.

8.

Infine il percorso del Calvario è terminato,
e al luogo del Cranio sei arrivato.
Lì, di tutto ti hanno spogliato:
rinunci a scolparti, Tu, l'Innocente,
rinunci a difenderti, Tu, l'Onnipotente,
rinunci alla vendetta, Tu, il Terribile,
rinunci a essere compatito, Tu, il Pietoso,
rinunci a morire in pace, Tu, il Pcifico,
rinunci alla vita, Tu, il Vivente,
rinunci al vestito, Tu, che vesti il mondo di ogni creato.

9.

Ed eccoti in croce.
La sofferenza si fa sempre più feroce.
Fino all'ultimo ti hanno deriso.
Chi ti guardava ti oltraggiava,
e senza ritegno ti provocava:
"Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce".
Ma nessuno realmente capiva.
Accanto a te, ai tuoi piedi,
stavano tua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala,
insieme al discepolo che amavi.
Vedendolo hai detto a tua madre:
"Donna, ecco il tuo figlio!"
ed al discepolo: "Ecco la tua madre!"
Poi, con gli ultimi respiri, ti sei rivolto al Padre:
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"
Quest'ultimo grido ci richiama alla croce e al peccato:
Tu sei morto per noi, e hai preso su di te ogni colpa.
Ma, anche inchiodato a quel legno,
senza possedere nulla,
hai libero il cuore e la testa,
e ancora ci perdoni e ci salvi.
E, mentre i soldati inzuppavano una spugna d'aceto per darti da bere,
spirasti.

10.

Guardandoti, un uomo, un centurione, capì.
Ti vide, spoglio, sporco e ferito, e capì.
Ti osservò così come ti osservarono altri.
Non ebbe un segno in più.
Ebbe solo l'umiltà e la capacità di credere
e poter esclamare:
"Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!"

11.

Un soldato, prima di portare via il tuo corpo,
conficcò la punta della sua lancia nel tuo costato,
e subito ne uscì sangue e acqua:
Eucaristia e Battesimo,
sacramenti simboli della nuova chiesa,
nuova Eva che nasce dal nuovo Adamo.

12.

Un membro del sinedrio, Giuseppe d'Arimatea,
andò da Pilato, con grande coraggio,
e il tuo corpo gli domandò.
Il governatore glielo lasciò,
e così Giuseppe da te si recò.
Con lui venne anche Nicodemo.
Ti presero, e dolcemente ti calarono.
Con oli e bende ti avvolsero,
e al tuo sepolcro ti posero.
Infine, rotolando una pietra,
la tomba chiusero.
Tutto è finito, tutto è compiuto.

mercoledì 18 marzo 2009

Una storiella

Il vecchio rise di gusto. Il ragazzo accanto a lui, stupito, gli domandò il perché. L'uomo riprese fiato e disse: "Rido perché basta girare una frittata perché si cambi punto di vista, dimenticando il vecchio!"
Il ragazzo, confuso dalle parole enigmatiche, replicò: "Non capisco cosa intendi. Puoi spiegarti meglio?"
Il vecchio rise di nuovo. Poi aggiunse: "Vedi ragazzo, spesso qualcosa o qualcuno cambia. Da un modo di essere cambia. In meglio? In peggio? Non interessa! Ciò che conta, è che lo stato iniziale è già passato e andato nel dimenticatoio!"
Il ragazzo, ancora incerto su come interpretare le parole del vecchio, disse: "Ma a cosa ti riferisci?"
Il vecchio rise una terza volta, e, dopo essersi ripreso, rispose: "Ragazzo, non c'è bisogno che io ti spieghi oltre. Quello che hai ascoltato è solo un mio gioco, un mio vaneggiamento, un sasso in un fiume: non cambia la corrente. E' solo una sciocchezza vissuta sulla mia pelle...una sciocchezza che mi sono cercato."
Il ragazzo, ormai arreso a non capire cosa intendesse il vecchio, chiese: "E...sei pentito di questa sciocchezza?"
Il vecchio, finalmente senza ridere, fece un bel sorrriso soddisfatto, inspirò un po' d'aria fresca, e rispose: "Assolutamente no! E' stata una semplice e piacevole sciocchezza, anche se non credo che tornerà."
Il vecchio strofinò amichevolmente la testa del ragazzo, poi si alzò e se ne andò, lasciandolo solo tra i suoi dubbi, che presto dimenticò per dedicarsi a cose più importanti.

lunedì 2 marzo 2009

Cesenatico

Cesenatico è stata la meta del ritiro del gruppo medie-superiori della parrocchia. Due giorni, un periodo davvero breve, in cui ogni attimo è prezioso per cercare un po' di riflessione, di dialogo e tanto divertimento.

Primo momento è la sistemazione nelle camere, in cui cercare la disposizione migliore per i ragazzi e per noi grandi, così da riuscire a dormire la notte!

Poi, subito a fiondarci in spiaggia. Ammirare il mare, camminare sulla sabbia in inverno è una sensazione nuova. L'umidità del mare, le spiagge vuote, il rumore delle onde, la sabbia bagnata, le numerose conchiglie: attrazioni uniche!

Infatti, subito ci si dedica a fotografare il paesaggio, così da immortalare questo momento così magico e unico.

Alcune ragazze, poi, non resistono: il contatto con la sabbia e con l'acqua a piedi nudi è d'obbligo, nonostante il freddo.

L'attrazione delle conchiglie è inevitabile. Ce ne sono di bellissime, di ogni forma e colore. Come riflettevano due ragazze del gruppo, se ne vedono tantissime, uguali ma diverse, per colore, striature, forme. E la loro vita è legata a un'onda, che potrebbe portarle di nuovo in mare o lasciarle in spiaggia.

Le foto, però, non si limitano al paesaggio. E' bene fotografarsi a vicenda, per ricordare i momenti trascorsi con gli amici e i "compagni di avventure"! Ecco qui due foto di gruppo.

Il ritiro è continuato con numerose attività. Molto bello è stato il gioco al buio, la sera in spiaggia, davvero molto apprezzato. Mi hanno molto colpito le parole di uno dei ragazzi, a cui è piaciuto molto il gioco, che ha detto come sia bello poter giocare al buio, dove non si vede, sulla sabbia, dove si fatica a correre, perché si dimostra che basta essere insieme per potersi divertire.

Al mattino, al momento della sveglia, tra i ragazzi c'è chi dorme ancora, e chi è già pronto e scattante!

Le ragazze, invece, sono tutte sveglie: erano già in piedi e attive da un po'!

Poi, dopo essersi preparati, ci aspetta una meravigliosa colazione, con cornetti caldi e croccanti! Segue poi un profondo momento di riflessione, in solitudine, di Dialogo, sulla spiaggia, da condividere insieme prima di andare a Messa, al porto Canale. Dopo il pranzo, ultimo tempo libero insieme, dove purtroppo ho cominciato a star male: già mi stavo raffreddando, poi mi è venuta anche la febbre! Oggi, il giorno dopo il ritiro, sono ancora influenzato, ma nonostante questo mi sento estremamente grato di esserci stato e di aver resistito fino all'ultimo!