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giovedì 23 dicembre 2010

Buon Natale!

Questo semestre, in università, ho seguito un corso di letteratura italiana. Nella seconda parte abbiamo parlato di favole (non fiabe), apologhi e bestiari. Ispirato dai testi letti, ho scritto una breve storia di Natale. La definirei come una favola o un apologo, anche se forse vuole semplicemente essere un racconto. Per chi si chiedesse cos'è un apologo, è un racconto con alla fine una morale esplicita o implicita. Beh...non aggiungo altro, se non: attenti alla differenza tra natale e Natale! Buona lettura!

Il lupo a Natale

La vigilia di Natale, il lupo famelico decise di andare a comprare i regali per i suoi lupetti. Scese così in città, pronto a fare delle tranquille spese, in quel gioioso giorno in cui era pronto ad abbandonare la sua voglia di cacciare e ingannare.
Una volta arrivato, si diresse subito nel grande centro commerciale. Fuori, una povera donna, porgeva la mano, sperando in una elemosina. Il lupo, vedendola, si impietosì e le diede qualche monetina. La donna lo ringraziò calorosamente. Mentre entrava, il lupo sentì le altre persone borbottare e lamentarsi di quella signora che elemosinava fuori dalla porta. "Non dovrebbero farla stare qui!". "Rovina l'atmosfera natalizia!".
Il lupo, perplesso, proseguì. Cominciò a guardare i vari negozi del centro commerciale. Superò quello di articoli sportivi, quello di videogiochi e quello di vestiti, fino a che non arrivò davanti ad un negozio di giocattoli. Appena entrato, però, il lupo si spaventò! Il locale era gremito di gente che arraffava, comprava e letteralmente lottava per guadagnare l'ultimo gioco o semplicemente un posto in fila. Era un vero delirio!
Il lupo, però, pensò che era comunque la vigilia di Natale, e sicuramente la gente era davvero più buona. Così, tranquillamente, si mise a guardare i vari scaffali. Ad un certo punto, vide un bellissimo pupazzo a forma di maialino! Era perfetto per il suo primo lupetto! Si avvicinò così per prenderlo e guardarlo, quando, un secondo prima che la sua mano lo afferrasse, una signora lo anticipò e lo guardò dritto negli occhi, con uno sguardo famelico e gli disse: "L'ho preso prima io, quindi è mio". "Un perfetto sillogismo!", pensò il lupo, che era un po' ignorante e ingenuo.
Non avendo più il pupazzo, guardò ancora tra gli scaffali, convinto di trovare un regalo migliore. Trovò, infatti, un pupazzo, più grande del precedente, a forma di agnellino. "E' stupendo!", pensò. Si avvicinò così per prenderlo. Ne erano rimasti soltanto due. "Questa volta non mi anticiperanno", si disse il lupo. Così si avvicinò e lo prese in mano. Era molto soffice e caldo. La lana dell'agnello era stata ricreata in maniera perfetta, secondo il lupo. E lui, di agnelli, se ne intendeva davvero!
Era già convinto di prenderlo, quando due uomini gli si avvicinarono. "Compri l'agnello, eh?" chiese il primo. "Sì!" rispose soddisfatto il lupo. "Grave errore, amico mio" commentò il secondo, scuotendo la testa. "Perché?" domandò preoccupato il lupo. "L'anno scorso un mio amico lo comprò, e dopo un giorno i suoi figli già non lo volevano più! L'ha dovuto buttare via subito!" spiegò il secondo. Il lupo, col dubbio insinuatogli dall'uomo, si convinse che stava comprando la cosa sbagliata, così ripose l'agnello sullo scaffale e si allontanò sconsolato, ringraziando i due uomini, augurando loro buon Natale.
Il lupo, senza più idee per i regali, girò un'altra volta tra gli scaffali, senza trovare più nulla. Ad un certo punto, però, vide alla cassa i due uomini di prima, entrambi con un agnello sotto il braccio, che lo compravano soddisfatti. A quella vista, il lupo non resse più, e cominciò a chiedersi che senso avesse tutto questo. Aspettò i due uomini. Li fermò e chiese loro: "Perché prima me l'avete sconsigliato e adesso lo comprate". "Amico...è natale! Qualche regalo dobbiamo pur farlo, no?" risposero. Poi se ne andarono ridendo dell'ingenuità del lupo.
Il povero animale, lasciato solo, ingannato, raggiunse il suo limite. Abbandonò lo spirito natalizio che tanto lo aveva affascinato, abbandonò il proposito di essere buono e riprese il suo aspetto da lupo. Lanciò un possente ululato che riecheggiò per l'intero centro commerciale, digrignando i denti in una terribile espressione di furia.
Quasi nessuno, però, si voltò. Solo una signora lo guardò e commentò ad alta voce: "Ecco la solita crisi natalizia! Ah, questa gente che non pensa prima a che cosa comprare!". Subito dopo, una commessa si avvicinò al lupo, pregandolo di uscire dal negozio. Colto alla sprovvista, l'animale uscì, perdendo quell'espressione di rabbia,
Una volta nel corridoio del centro commerciale, solo, disprezzato e senza regali, il lupo si chiese se davvero era Natale. Sconsolato, si avviò così verso casa, a mani vuote. Sulla strada del ritorno, trovò un macellaio. Vi entrò, comprò un po' di carne, se la fece impacchettare per bene, e decise di regalare quella ai suoi lupetti. Mentre tornava, pensava: "Ho smesso di cacciare, e subito sono diventato preda, ho smesso di ingannare e subito sono stato ingannato! Chi è l'animale, allora?". Una volta a casa, il lupo festeggiò con i suoi lupetti e passò un buon Natale. Già a Santo Stefano era tornato quello di sempre, pronto a cacciare e a terrorizzare la gente.

Tanti auguri a tutti di buon Natale e felice anno nuovo!


sabato 4 luglio 2009

Un anno!

Scrivo questo breve intervento per segnalare che da ieri il mio blog compie un anno! Mi ritengo soddisfatto di come si è sviluppato e spero sempre di avere altro da raccontare, e spero di veder aumentare i commenti un giorno. Grazie a chi mi segue! A presto con un altro post!

sabato 11 aprile 2009

Buona Pasqua!

Ormai è Pasqua! Il momento tanto atteso, dopo il lungo periodo della Quaresima è vicinissimo. Ieri, venerdì santo, è stato un giorno davvero particolare. Un giorno in cui, a mio modo, ho vissuto anche io un mio Calvario. Non come altre persone, penso alle vittime del terremoto in Abruzzo, ma sicuramente ho faticato per raggiungere un punto d'arrivo. Mi spiego. Il don mi aveva chiesto di preparare una sacra rappresentazione con i ragazzi del gruppo medie e superiori. Non credevo che ce l'avremmo fatta così bene, ma fortunatamente mi sbagliavo.
La rappresentazione si svolgeva così: durante la lettura di un testo, le scene della passione di Gesù venivano rappresentate dagli attori dietro un telo bianco, proiettandone le ombre grazie a un faretto.
Le prove sono state poche. Ne avremo fatte 5, di cui 4 ieri pomeriggio! L'abbiamo rappresentata con il timore che ci si sbagliasse, ma per fortuna non ci sono stati errori particolari. Le persone in chiesa sono state molto colpite e contente. Anche il don si è molto complimentato.
Io vi racconto questo principalmente per due motivi. Il primo vorrei ringraziare alcune persone, siccome non l'ho potuto fare bene ieri. Grazie a Seba, per i suggerimenti, l'aiuto e l'arpeggio, a Marco per l'arpeggio improvvisato all'ultimo momento (scusate se non siete riusciti a guardarvela, siccome avete suonato), a Giuly, Uli, Lisa, Ita, Mattia, Matteo, Pol e Steve per la pazienza, la concentrazione e la disponibilità, a Tommy per il faretto!
Secondo motivo per cui ho scritto questo post, è perché ci tenevo a riportare il mio testo, che, secondo me, letto in silenzio e personalmente può dare di più di quanto non dia in una lettura ad alta voce. Spero sia così.
Ultima cosa, prima di lasciarvi al testo: il crocifisso che vedete è stato fatto da Seba. Per informazioni vi indico il suo blog in cui parla del suo lavoro sulle icone: Eikonographia.


1.

In questo giorno santo, o Gesù,
ci riuniamo per celebrare la tua Passione.
Ci hai lasciato Te stesso nell'ultima Cena,
l'Eucaristia hai istituito. Hai preso il pane,
pronunziasti la benedizione e lo spezzasti, per saziar la nostra fame.
Poi l'hai spartito, dicendo: "Prendete e mangiate;
questo è il mio corpo". Così ci nutri.
Allo stesso modo, hai preso il calice, hai reso grazie,
e ce l'hai donato dicendoci: "Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue dell'alleanza,
versato per voi, versato per molti, versato per tutti,
in remissione dei peccati". Così ci disseti.
All'istituzione di questo Mistero, però,
hai annunziato che ti avrebbero tradito.
Qual terrore provarono gli apostoli, nel pensar:
"Sono forse io?", tranne uno, che in cuor suo, sapeva.

2.

Ti dirigesti verso il monte degli ulivi,
e, lungo la strada, hai messo in guardia i tuoi discepoli,
dicendo loro: "Stanotte vi scandalizzerete a causa mia.
Sta scritto, infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore.
Ma" aggiungesti rassicurante, "dopo la risurrezione,
vi precederò in Galilea". Queste parole scossero i discepoli.
Pietro per primo reagì: "Mai mi scandalizzerò,
anche se tutti lo facessero". E tu,
a queste parole incoraggianti, rivelasti a Pietro
cosa lo aspettava, sicuro che poi egli si sarebbe pentito.
"In verità ti dico, Pietro, questa notte,
prima che il gallo canti, tre volte mi rinnegherai".
E il discepolo, mostrandosi forte rispose così:
"Anche se la morte mi dovesse attendere insieme a te,
io non ti rinnegherò".
E così al Getsemani giungeste.

3.

Qui vegliasti con i tuoi discepoli, perché
nell'animo, profonda fino alla morte, la tristezza era in Te.
Cercasti conforto nei tuoi discepoli, nella loro compagnia,
e nel pregare: "Passi, Padre mio,
questo doloroso calice da me, se è possibile.
Però" - e qui si rivela la tua grandezza
e il tuo immenso Amore - "non come voglio io,
ma come Tu vuoi, Padre mio". Tornasti dai discepoli.
Li trovasti addormentati, e questo, forse, ti rattristò.
"Vegliate e pregate, perché lo spirito è pronto,
ma la carne è debole". Così li esortasti, e tornasti a pregare.
"Padre mio" chiamasti, "se questo calice non si può allontanare,
allora sia fatta la tua volontà". E fin da qui,
la tua croce ti caricasti. Tornasti, poi, nuovamente dai discepoli,
che sempre dormivano. Così tornasti e per la terza volta pregasti.
Infine, sino al momento del tuo arresto, riposar li lasciasti.

4.

Ed eccolo arrivar, seguito da folla con bastoni e spade.
Ecco uno dei dodici, Giuda l'Iscariota, avanzare.
Chissà se gli sguardi mai s'incrociarono in quelle strade.
"Salve, Rabbì", ti disse il discepolo nell'arrivare.
Un bacio ti diede: ecco il segnale del tradimento.
Un gesto soave, oggi d'amore, si tramutò, allora, in uno d'orrore!
E senza aspettare, la folla ti fu addosso in un momento.
Un discepolo, allora, pose mano alla spada e un uomo ferì.
Tu lo fermasti e gli ricordasti, delle Scritture l'adempimento.
Senza reagire ti cattuararono e nel sinedrio ti portarono,
dal sommo sacerdote Caifa, ti presentarono.
Testimonianze si susseguirono, ma solo il silenzio provocarono.
Caifa, ormai stanco, disse: "Ti scongiuro, per il Dio vivente,
perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".
"Tu l'hai detto" gli hai risposto, ma egli non comprese.
"Ha bestemmiato!" Gridò, lacerandosi le vesti.
"Reo di morte!" Gli rispose la folla consenziente,
deridendoti in ogni frangente.

5.

Intanto da lontano, Pietro aspettava,
fino a che un uomo disse, mentre lo indicava:
"Anche tu eri con Gesù il Galileo, anche tu!"
E la paura che lo prese, gli fece negare.
Allontanandosi timoroso, una serva lo incontrò,
e guardandolo in volto a tutti gridò:
"Costui era con Gesù, il Nazareno".
Ancora una volta la paura l'abbracciò.
E mentre sedeva tra i presenti, la folla s'avvicinò,
e gli dissero: "Tu sei uno di quelli".
Per la terza volta il coraggio non bastò,
per riuscire a non dire la parola no.
E tra lacrime amare, il gallo cantò.

6.

Venuto il mattino, ti condussero davanti a Pilato.
La folla premeva, perché il giudizio fosse emanato.
Il governatore incerto pensava,
e con cautela ti domandava:
"Sei tu il re dei Giudei?"
"Tu lo dici", la risposta arrivava.
Pilato, confuso e insicuro, chiese alla folla chi liberare.
A Pasqua un criminale si soleva rilasciare.
"Gesù o Barabba?", cominciò a domandare,
e un unico coro, si sentì levare:
"Barabba, Barabba!"
Pilato, indeciso, prese dell'acqua, e le sue mani si lavò.
"Non sono responsabile di questo sangue" affermò,
"vedetevela voi" sentenziò.
E così la folla ti giudicò,
e in croce ti mandò.

7.

Così, stanco e torturato, della croce ti caricarono.
La strada era lunga e in salita, ma mai ti sei arreso.
Il tuo Amore senza misura: odiato, incompreso e calpestato.
Non stupisce se tre volte sei caduto:
ci meravigli la forza immensa che ti ha sostenuto,
che hai resistiro all'urto incessante e implacabile
della nostra malvagità.
Qualcuno, però, soffriva con te,
e sentiva quasi strapparsi la vita da sé.
Maria, madre amorevole,
mistero di gioia e dolore.
Un rapido sguardo è ciò che è concesso,
ma ciò che vi passa si chiama Eterno.
Quando le forze, ormai ti abbandonano,
ed anche i soldati se ne avvedono,
un tale che passa costringono:
Simone di Cirene, uno straniero, uno sconosciuto:
egli ti aiuta, costretto, obbligato,
ma sicuramente compassionevole.

8.

Infine il percorso del Calvario è terminato,
e al luogo del Cranio sei arrivato.
Lì, di tutto ti hanno spogliato:
rinunci a scolparti, Tu, l'Innocente,
rinunci a difenderti, Tu, l'Onnipotente,
rinunci alla vendetta, Tu, il Terribile,
rinunci a essere compatito, Tu, il Pietoso,
rinunci a morire in pace, Tu, il Pcifico,
rinunci alla vita, Tu, il Vivente,
rinunci al vestito, Tu, che vesti il mondo di ogni creato.

9.

Ed eccoti in croce.
La sofferenza si fa sempre più feroce.
Fino all'ultimo ti hanno deriso.
Chi ti guardava ti oltraggiava,
e senza ritegno ti provocava:
"Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce".
Ma nessuno realmente capiva.
Accanto a te, ai tuoi piedi,
stavano tua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala,
insieme al discepolo che amavi.
Vedendolo hai detto a tua madre:
"Donna, ecco il tuo figlio!"
ed al discepolo: "Ecco la tua madre!"
Poi, con gli ultimi respiri, ti sei rivolto al Padre:
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"
Quest'ultimo grido ci richiama alla croce e al peccato:
Tu sei morto per noi, e hai preso su di te ogni colpa.
Ma, anche inchiodato a quel legno,
senza possedere nulla,
hai libero il cuore e la testa,
e ancora ci perdoni e ci salvi.
E, mentre i soldati inzuppavano una spugna d'aceto per darti da bere,
spirasti.

10.

Guardandoti, un uomo, un centurione, capì.
Ti vide, spoglio, sporco e ferito, e capì.
Ti osservò così come ti osservarono altri.
Non ebbe un segno in più.
Ebbe solo l'umiltà e la capacità di credere
e poter esclamare:
"Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!"

11.

Un soldato, prima di portare via il tuo corpo,
conficcò la punta della sua lancia nel tuo costato,
e subito ne uscì sangue e acqua:
Eucaristia e Battesimo,
sacramenti simboli della nuova chiesa,
nuova Eva che nasce dal nuovo Adamo.

12.

Un membro del sinedrio, Giuseppe d'Arimatea,
andò da Pilato, con grande coraggio,
e il tuo corpo gli domandò.
Il governatore glielo lasciò,
e così Giuseppe da te si recò.
Con lui venne anche Nicodemo.
Ti presero, e dolcemente ti calarono.
Con oli e bende ti avvolsero,
e al tuo sepolcro ti posero.
Infine, rotolando una pietra,
la tomba chiusero.
Tutto è finito, tutto è compiuto.

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale!

Oggi è la Vigilia di Natale, il tanto atteso 24 dicembre! Tutti si preparano, addobbano le case, le tavole, preparano da mangiare, comprano i regali, si scervellano fino all'ultimo momento per trovare un regalo che sia originale, bello, sorprendente e non deludente. Si va così in giro per acquisti, in quella che è una furiosa lotta contro il tempo, contro altra gente, altrettanto di fretta, altrettanto in ritardo e altrettanto stanca di camminare, guardare, comprare e spendere.
Poi, finalmente, si torna a casa, si impacchettano i regali, si impazzisce a trovare un modo per distinguere ogni regalo, ci si innervosisce perché la carta regalo è finita, o perché quel pacchetto proprio non viene! Insomma, gli ultimi preparativi sembrano conclusi, ma ecco che si presenta sempre un nuovo problema! E allora occorre correre di qua, fare di là e via dicendo.
Infine, arriva la sera. Ci si siede a tavola e si mangia in poco tempo, ciò che abbiamo preparato in ore e ore di fatica! Dopo esserci abbuffati, arrivano i regali, momento che riassume in sé gioie e dolori: piacerà quel regalo? Non vedo l'ora di sapere che faccia farà quando vedrà ciò che gli ho comprato! Riceverò quel libro che volevo? E se non mi piace ciò che mi hanno regalato? Domande di questo genere, inevitabilmente sembrano ronzare nella testa, quando si scartano i regali.

Insomma, presentato così, l'arrivo del Natale sembra solo uno stress! Ma non è così...

Perché ci prepariamo con così tanto anticipo al Natale? Perché cerchiamo bei regali per i nostri cari? Perché, anche se non abbiamo comprato il regalo giusto, siamo comunque contenti di essere insieme?


Perché Natale è Amore! Dopo aver atteso, aspettato, ascoltato, meditato lungo tutto l'Avvento (o almeno si spera di averlo fatto), arriva il Natale! Si festeggia Gesù! La sua nascita! E' il suo compleanno, ed è il compleanno più bello! Tutto il mondo si mobilita per questo, tutti si danno da fare per ricordare quel momento così importante!

E' Natale: ricordiamoci di amare, ricordiamoci che possiamo sempre ricominciare, possiamo ricaricarci da Lui, che è vivo fuoco d'Amore che brucia! Se lo teniamo a mente, il nostro Natale sarà sicuramente più bello, più ricco, più unico! Non sarà vuoto, insensato e rovinato dal consumismo. Ripartiamo dal presepe, che non è solo una rappresentazione della nascita di Gesù, ma è un modo per ricordarci che Lui nasce ogni anno per noi!


BUON NATALE 2008!!!