Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post

sabato 10 dicembre 2011

A Roma, tra Dolce vita e un'intervista

Due giorni a Roma, un tour de force notevole, almeno per me, poco abituato. Strano, poi, pensare di essere lì per lavoro. Infatti martedì mattina mi sarei recato alla libreria della mia casa editrice per registrare l'intervista che poi andrà in onda su Sky, a gennaio. Ma procediamo con ordine.
Lunedì, arrivo da solo alla stazione di Roma, con un cielo grigio ad accogliermi. La temperatura più alta rispetto a Bologna, però, restituisce un clima più simile alla primavera che all'autunno. Muovo i primi passi per arrivare all'alloggio e depositare un po' di peso, quando alcune gocce cominciano a bagnarmi gli occhiali. Alzo il cappuccio e proseguo. Dopo pochi minuti, all'improvviso, una gran pioggia comincia a scendere! Sono stato costretto a ripararmi e a correre in Santa Maria Maggiore. Non che la cosa mi sia dispiaciuta, anzi! Ho potuto fare una piacevole visita della chiesa.
Una volta uscito, finalmente la pioggia ha smesso e posso raggiungere l'alloggio, sistemarmi un po' e poi ripartire per visitare qualcosa. Camminando verso il centro, passo vicino a Castel sant'Angelo, e una foto è d'obbligo.

L'avrei anche visitato, ma, ahimè, è chiuso il lunedì! Così proseguo verso San Pietro. Faccio la fila tra una marea di turisti spagnoli e finalmente entro.

Ogni volta rimango stupito della grandezza della basilica. Mi colpisce sempre. Purtroppo, però, mi infastidisce sempre anche la gente che c'è dentro. Rumorosa, chiacchierona, sempre a fare foto in un brusio che toglie qualcosa a questo luogo. In ogni caso, nulla mi impedisce di fermarmi e trovare un momento di raccoglimento o di sostare alcuni minuti di fronte alla Pietà di Michelangelo.
Uscito da lì, decido di fare una bella passeggiata sempre in zona. Passo così in piazza Navona, il Pantheon, superando la fontana di Trevi...

...e giungendo infine all'inizio di via V. Veneto, il luogo per eccellenza della Dolce Vita.

Ennio Flaiano, che collaborò con Fellini per la sceneggiatura del film La Dolce Vita, scrive nei Fogli di via Veneto: "Il film avrà per titolo La dolce vita [...]. Uno dei nostri luoghi dovrà essere forzatamente via Veneto, che diventa sempre più festaiola [...]. Come può cambiare una strada! Ora che sta arrivando l'estate salta agli occhi che questa non è più una strada, ma una spiaggia. I caffè che straripano sui marciapiedi - quanti sono? sei? sette? - hanno ognuno un tipo diverso di ombrellone per i loro tavoli, come gli stabilimenti balneari di Ostia: e non sono ombrelloni da strada, ma da festa galante." Forse oggi di quell'incanto e di quell'atmosfera non la si percepisce più, però immagino che la sera riservi ancora quel fascino.
Veniamo, ora, al martedì mattina: raggiungo la libreria e scopro che oltre a me ci sono altri 5 o 6 autori che devono registrare l'intervista. Dopo esserci sistemati, ci spiegano come procedere. Innanzitutto, a turno avremmo registrato per il programma 10libri. Ognuno aveva a disposizione 5 minuti per presentarsi e parlare del proprio libro, con qualche consiglio ai lettori. La seconda registrazione, invece, era un'intervista vera e propria per il programma Se Scrivendo: l'intervistatore ci presentava e faceva delle domande sull'opera, dandoci modo di parlare di alcune curiosità, ad esempio del titolo, dell'intento, come è nata l'idea o cose di questo genere. E' stata un'esperienza molto bella e stimolante, anche se molto emozionante! Non nego il disagio di essere così al centro dell'attenzione con la telecamera puntata contro e tutti in silenzio ad ascoltare quello che dico. Nonostante tutto lo rifarei!
E per concludere ecco una foto del mio libro, "Dove il Mistero ti condurrà" sullo scaffale della libreria: che soddisfazione!

domenica 10 ottobre 2010

Cris de haine

"Pour que tout soit consommé, pour que je me sente moins seul, il me restait à souhaiter qu'il y ait beacucoup de spectateurs le jour de mon exécution et qu'ils m'accueillent avec des cris de haine."
Per chi non sapesse il francese, riporto una traduzione: "Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida d'odio."
Questa frase tratta da L'étranger (Lo Straniero) di A. Camus, l'ho sentita e riletta diverse volte mentre lo studiavo in quinta superiore. Più volte mi sono domandato il suo signifivato, e più volte mi sono dato qualche risposta, ma mai credo di aver centrato veramente una spiegazione accettabile.
Il protagonista ha ucciso una persona, in seguito ad una particolare condizione in cui si viene a trovare. Viene arrestato e processato, fino ad essere condannato a morte. La citazione è proprio la conclusione del romanzo, momento in cui il protagonista attende la sua condanna e spera di vedere molta gente che lo accolga con grida di odio.
Perché una persona che ha commesso un omicidio dovrebbe desiderare grida di odio? Perché questo lo farebbe sentire "meno solo"? La cosa mi sembra assolutamente incomprensibile, a primo impatto. In questi giorni, però, mi sono dato una risposta.
Non starò a prendere in considerazione il romanzo e il personaggio del libro. Non mi preoccuperò del motivo per cui ha commesso un omicidio, né del suo sentirsi in colpa o no. Cercherò di allargare lo sguardo per dare una risposta più ampia.
Il protagonista spera di essere odiato. Speranza, a mio avviso, molto facile da soddisfare. E' estremamente facile riversare odio, rabbia e indignazione contro chi ha infranto una legge o contro chi ha ucciso qualcuno. Ci si sente giustificati, rassicurati dal fatto che ci si sta accanendo contro qualcuno che ha commesso qualcosa di orribile.
Facilmente ci si trova a sperare che il colpevole possa anche lui soffrire o, addirittura, morire. Si spera in grandi punizioni, ma non per fargli scontare la colpa, ma perché semplicemente "se lo merita". Ma è davvero giusto tutto questo?
Un assassino commette un atto ignobile, contro la vita e contro l'uomo. Commette un atto d'odio, in grado di portare solo dolore e sofferenza. A questo, il nostro cuore, d'istinto, riesce a rispondere in un solo modo: con altro odio.
Il colpevole viene assunto a capro espiatorio, a simbolo del dolore e della sofferenza, e viene bersagliato senza alcuna pietà. L'odio presente nel cuore di ognuno sgorga, pronto a riversarsi su questa persona, questo singolo, il quale, almeno una volta, avrà sicuramente fatto anche del bene. Singolo che è stato bambino, ha giocato, ha amato e sperato.
Siamo davvero giustificati a poter rispondere all'odio con altro odio? Non diamo forse inizio ad un circolo vizioso, in cui non facciamo altro che sprofondare in una spirale sempre più nera e oscura, senza speranza e via d'uscita?
Il protagonista de L'étranger spera nelle grida di odio. Credo di intuire il perché. Ciò che ha fatto è stato un gesto d'odio e di conseguenza si trova già invischiato in questa terribile spirale. E se è vero che noi cerchiamo sempre ciò che ci assomiglia, allora anche lui cerca proprio l'odio. Odio che lo giustifica, perché consolida la sua colpa.
C'è solo un modo per spezzare questa spirale, questo circolo. Molti, a questo punto, intuiranno già la risposta, e magari penseranno che è una sciocchezza o una banalità o addirittura che non si possa mettere in pratica. Io non credo proprio.
Solo l'amore può spezzare tutto questo. Solo l'amore si oppone all'odio. E' con l'amore che si corregge, che si suscita vergogna nell'altro per ciò che ha fatto. E' con l'amore che si perdona e si cerca pentimento. E' solo con l'amore che si risale la spirale.
Se il condannato venisse accolto, invece che dalle grida d'odio, da gesti d'amore, allora a quel punto, la persona sarebbe davvero sola: sola in una folla. Nessuno sarebbe più simile a lui, e la vergogna, la colpa, la speranza e il desiderio di ricominciare potrebbero davvero nascere.
Come esprimere questo amore? Partendo da un sentimento sincero, espresso dal profondo del cuore, senza indicare, ma compatendo (patendo con), senza giudicare o giustificare, ma correggendo e senza disprezzare, ma capendo.


lunedì 22 febbraio 2010

Primo esame del II anno

Oggi, finalmente, ho dato l'esame di filosofia morale! Lo stavo preparando da prima di gennaio; mi è stato ritardato di una settimana rispetto all'appello, ma alla fine l'ho dato e passato!
Preparare questo esame si è rivelato davvero faticoso, in particolare per la quantità di roba da fare. Potete vedere voi stessi nella foto.

Preciso che i tre libri in piedi ("Etica Nicomachea", "La Repubblica" e "Politica") sono preceduti da una introduzione, hanno numerose note e sono per metà in greco. In compenso, i due libri che vedete sotto fotocopiati, erano entrambi da fare interi, senza saltare nulla.
Potete immaginare quanto tempo richieda preparare un esame di questo tipo. Al di là del tempo necessario ad una prima lettura dei libri (che tutto sommato non richiede tantissimo), ciò che impegna di più è memorizzare il senso delle opere!
In ogni caso, adesso non ho più motivo per lamentarmi: l'esame è dato, ed è andato anche molto bene. Sono riuscito a prendere 30, nonostante avessi un po' di confusione in testa!
E per festeggiare, niente di meglio di una bibita rinfrescante...ma non una bibita qualunque, una bilz! Vi chiedete cos'è? E' quella nella foto!

Dite che non è un indizio molto utile? Va bene, vi spiego. La bilz è una bibita cilena, che io e Seba abbiamo portato dal nostro viaggio! Di cosa sa? Difficile dirlo a parole. E' un gusto particolare. E' dolce, di colore rosso. Un gusto, per me, impagabile!
Comunque, ora che ho dato questo esame, il primo del mio secondo anno a Filosofia, mi sento molto più rilassato. Finalmente posso concentrarmi su altri libri, altri corsi e altri autori! Quindi, avanti col prossimo esame!

lunedì 28 settembre 2009

In uno Specchio, in un Enigma

In uno Specchio, in un Enigma. Cecilie, una bambina norvegese è costretta a letto da una malattia. E' Natale. Cecilie vuole un paio di sci, uno slittino e dei pattini, ma non sa che avrà una sorpresa ben maggiore. Di notte, un angelo di nome Ariel si mostra alla bambina. Dall'aspetto infantile, senza capelli e peli, Ariel è un angelo, una creatura celeste.
Cecilie, creatura "di carne e ossa", superato lo stupore iniziale inizia un profondo dialogo con il suo visitatore. I due si istruiscono a vicenda. Lei parla delle cose terrene, in carne e ossa, mentre lui spiega le cose celesti. Due mondi separati da uno specchio, da un enigma.
Un viaggio caratterizzato dalla semplicità dei bambini, che tocca misteri profondi. Cosa vuol dire avere sensazione? Cosa vuol dire avere "memoria"? E sognare? Aspetti comuni e scontati, ma inspiegabili per Ariel che non è fatto "di carne e ossa".
Ma il viaggio va oltre: il cielo, gli angeli, i pianeti, l'anima e Dio. Domande, riflessioni di grande bellezza e semplicità, catturano il lettore, che viene dolcemente accompagnato di fronte allo specchio, per potere, almeno un po', scrutare cosa c'è dall'altra parte.
Una lettura semplice e veloce, mai scontata, capace di dare emozioni e far riflettere, come pochi libri sanno fare.